Una legge regionale che intervenga per frenare la fuga dei cervelli

Padova 3 dicembre 2021 – L’idea l’ha avuta il presidente dell’Emilia – Romagna, Stefano Bonaccini, ma calza a meraviglia anche al Veneto: grazie ad un provvedimento di legge regionale trattenere sul territorio i migliori talenti, evitando che vadano all’estero. E fare di tutto perché quelli che all’estero ci sono già andati, possano rientrare. Già, ma come?
“Pagandoli di più – commenta pragmaticamente il presidente di Confcommercio Veneto e Ascom Padova, Patrizio Bertin – perché la molla che fa sì che i migliori talenti finiscano per preferire l’estero è proprio quella dei compensi che, il più delle volte, qui da noi, non sono nemmeno dignitosi”.
Bertin, per accreditare il proprio ragionamento, parte da un’esperienza diretta e da un dato di fatto.
L’esperienza diretta è quella che da anni, ogni anno, l’Ascom Confcommercio di Padova destina al Vimm, la Fondazione per la Ricerca Biomedica Avanzata diretta dal prof. Pagano, 25mila euro per “adottare un ricercatore”.
“Alcuni di loro – spiega – grazie anche al nostro contributo, sono proprio tornati dall’estero. Altri hanno potuto rimanere a lavorare a Padova”.
E qui sta il dato di fatto: Padova, grazie alla grande tradizione della sua Università che nel 2022 compirà 800 anni, è una fucina di talenti che potrebbero riversare sul territorio il frutto della loro formazione d’eccellenza.
Si potrebbe dire: niente di nuovo sotto il sole. A Padova, da decenni se non addirittura da secoli, dopo aver conseguito la laurea nel nostro ateneo, molti si sono fermati qui da noi diventando esponenti di quella Padova dei “gran dottori” celebrata dalla cultura popolare.
“Se è vero – continua Bertin – che la formazione di un giovane costa alla collettività qualcosa come 250mila euro, faccio fatica a capire perché un investimento tanto importante venga letteralmente “regalato” ad altri Paesi per non avere l’accortezza di adeguare i nostri emolumenti a quello che offrono gli stranieri”.
E allora, come ovviare?
“Credo che l’idea di Bonaccini possa benissimo essere colta al volo anche dalla Regione Veneto in favore dei giovani che escono dalle sue università. Anzi: un suggerimento potrebbe essere quello di muoversi assieme, in un’ottica comune di mantenimento degli elevati standard qualitativi. D’altra parte Veneto, Emilia – Romagna e Lombardia sono il nuovo “triangolo” trainante dell’economia nazionale. Mi chiedo: quanto potrebbe esserlo di più se i talenti che si formano nelle nostre università potessero svolgere la loro attività qui da noi e non in giro per il mondo?”