L’incertezza da virus mette a rischio i pranzi di natale e le cene aziendali. “Prenotazioni ok ma se cambiano i colori?”

Padova 23 novembre 2021 – Speravano di non avercene più a che fare. “Perchè l’incertezza è il nemico numero uno dell’impresa”.
Giusto. Se poi l’impresa è un ristorante, l’incertezza diventa quasi insopportabile. Ebbene: con l’incertezza dovuta al riacutizzarsi dei contagi, i ristoranti stanno già facendo i conti.

“Ottobre si era presentato come un mese interessante sotto il profilo dell’occupazione dei tavoli – spiega Elena Cristofanon, titolare del Ristorante Montegrande di Rovolon e presidente del Gruppo Donne dell’Ascom Confcommercio di Padova – ed il trend sembrava destinato a confermarsi per tutto questo scorcio d’autunno”.

Erano persino tornate le prenotazioni per le feste aziendali natalizie, cosa di cui si erano perse le tracce nel dicembre del 2019.
“Poi però sono cominciate a fioccare le notizie dell’aumento dei contagi, del rischio di contrarre il virus – continua Cristofanon – e le prenotazioni si sono rarefatte e sono comparse anche le disdette, soprattutto se la compagnia era piuttosto nutrita”. Adesso però il problema è un altro e, come detto in precedenza, si chiama incertezza.

“Stanno arrivando molte richieste per il Natale – continua la presidente delle donne di Ascom Confcommercio Padova – e, per quanto ci riguarda, abbiamo la sala superiore al completo. Beninteso: con il rispetto delle norme da zona bianca. Ma se, malauguratamente, dovessimo cambiare colore, come faccio a sistemare i commensali visto che i tavoli non possono ospitare più di quattro persone? Devo tenere una sala di riserva? E se poi rimaniamo “in bianco”, di quella sala vuota cosa me ne faccio?”
Urgono dunque decisioni.
“Io posso capire tutte le difficoltà sia del CTS che del governo – conclude Cristofanon – ma nella mia condizione ci sono tutti i colleghi e c’è un Natale da salvare: per cui servono decisioni chiare, tempestive e definitive”,
Anche perchè, si badi bene, il mondo della ristorazione è già alle prese con un altro problema non esattamente insignificante: quello del personale.

“Sia in cucina che in sala – conclude la titolare del Montegrande – nel corso di questo anno e mezzo di chiusure e riaperture totali e/o parziali, il nostro settore ha registrato parecchie defezioni che non sono facili da reintegrare. Più di qualcuno ha cambiato lavoro perchè non vedeva prospettive positive di ripresa delle attività. Ritornare dunque a parlare di “forse sì, forse no” è il miglior modo non per assumere ma per tenere lontano anche chi, nella ristorazione, potrebbe trovare un posto di lavoro”.