Rertin: “A Roma si lavora per riscrivere i segnaposti in consiglio dei ministri mentre il paese muore”

5 gennaio 2021 – “Col nuovo decreto chi aveva creduto nella possibile ripartenza ora pensa seriamente alla chiusura. Non vorrei che “giallo”, “arancione” e “rosso” (al quale forse si aggiungerà il “bianco”) non siano il nuovo gioco di società con quale si passa il tempo nelle stanze dei bottoni mentre il Paese va in rovina”. È durissimo il presidente di Ascom Confcommercio Padova, Patrizio Bertin, mentre scorre il nuovo decreto che durerà fino al 15 gennaio. “Il problema è proprio questo – continua il presidente – non ci si rende conto che non si può gestire un’impresa con un orizzonte temporale che va dalle 24 ore alla settimana massimo. Bar e ristoranti, ma anche negozi, si stavano preparando per una ripresa dopo il 7 gennaio. Invece la “ripresa” si dovrà limitare ai due giorni post Epifania perché già nel weekend successivo si tornerà in fascia arancione con la prospettiva, per chi opera nella nostra regione, di un Rt che ci confinerà in quella fascia per almeno tutto il mese di gennaio. A questo punto direi che la confusione è massima, che la frustrazione è palpabile e che chi, con enormi sacrifici aveva stretto la cinghia e deciso di “scavallare” il 2020 sperando nel 2021, ora vede la chiusura dell’esercizio come una prospettiva triste ma inevitabile”.

Eppure l’arrivo dei vaccini ed i sacrifici compiuti durante le festività avevano sortito qualche speranza.
“Invece sembra che tutto sia inutile e che i sacrifici non siano serviti a nulla. Soprattutto i vaccini, la difficoltà a reperirli (o semplicemente l’imperizia?) unita alla lentezza nel somministrarli e i voli pindarici con le “primule” sembrano fatti apposta per depistare dai problemi veri in attesa di non si sa bene quali decisioni verranno prese e, magari, anche da che governo verranno prese visto che mentre il Paese muore a Roma si lavora di cesello per riscrivere i segnaposti in Consiglio dei Ministri”.
E sì che di tematiche molto più serie ce ne sarebbero a iosa.
“Al Recovery Plan mancano ancora i progetti – conclude Bertin – e i cittadini e le imprese che hanno visto pochi ristori e non sanno se domani ci sarà il lavoro, non sanno neppure se i loro figli avranno un’istruzione, ma soprattutto non hanno più nessuna fiducia e guardano all’ineffabile commissario Arcuri, che mille ne fa e nessuna gli riesce, come l’esempio di un Paese che ha perso contatto con la realtà e vive di annunci poi puntualmente smentiti dai fatti. Intanto, solo nella nostra provincia, 5mila imprese e 2mila professionisti rischiano seriamente di non arrivare alla prossima primavera”.