Zanin (Fvg): “La scuola riapra a gennaio ma prima attenti alle frontiere”

Trieste, 27 nov – “Riaprire la scuola è una priorità
assoluta ma farlo a pochi giorni da Natale darebbe vita a inutili
rischi quando ancora manca una necessaria preparazione
logistico-organizzativa. Ecco perché ci si deve preparare tutti
al meglio per gennaio, quando, dopo festività doverosamente
trascorse in maniera sobria e costruttiva, si dovrà essere in
grado di riaprire le aule a tutti i livelli, garantendo in questo
modo un giusto approccio allo studio dalle elementari
all’università”.
È quanto afferma il presidente del Consiglio regionale del Friuli
Venezia Giulia, Piero Mauro Zanin, ribadendo e ampliando il
concetto espresso ieri nel corso della trasmissione televisiva
Ring, su Telequattro.
“La scuola – evidenzia Zanin – è una delle basi essenziali della
nostra comunità, la conditio sine qua non per affrontare
attivamente il presente con una fondamentale programmazione
rivolta al futuro. Gli studenti soli dietro uno schermo rendono
in minima percentuale e sviluppano un senso di distanziamento
sociale che potrebbe condizionarli a lungo. La vita non è
digitale e non si svolge sui social, serve esserne consapevoli”.
Il presidente dell’Assemblea ha anche affrontato il tema dello
sci, “considerandolo una fonte di vita per tanti operatori del
settore e non un mero svago di chi è pronto a riversarsi sulle
piste. Ciò nonostante – ha commentato – per arrivare a
un’apertura in sicurezza già a dicembre servirebbe valutare nei
dettagli l’intera giornata sulla neve, dalla prima coda per la
salita, ai pit-stop nelle baite, all’after-ski e alle serate tra
bar, ristoranti e alberghi. In questo momento non è facile –
sottolinea Zanin – esercitare un controllo completo ed esaustivo
al fine di evitare impennate di contagi a gennaio, pregiudicando
così anche la ripartenza della scuola e dell’economia quotidiana”.
“In ogni caso – conclude il presidente del Cr Fvg – concordo con
le richieste già avanzate dai governatori, Fedriga compreso, in
sede di Conferenza Stato-Regioni per fare sì che, in caso di
impianti chiusi in Italia e non in alcuni Paesi esteri, si dia un
senso a un sacrificio così rilevante per imprese e cittadini
chiudendo tutte le nostre frontiere al turismo in uscita. In caso
contrario, sarebbe un accanimento mirato quanto inutile ai fini
del contenimento della pandemia”.