Giovani Confapi: “Il blocco dei licenziamenti dovrebbe essere uno sforzo comune”

5 novembre 2020 – «Il blocco dei licenziamenti prevede il contributo integrale da parte dello Stato. Non potrebbe essere altrimenti, ma dovrebbe essere uno sforzo comune e solidale, invece non lo è». È quanto afferma l’imprenditore padovano Jonathan Morello Ritter, presidente nazionale dei Giovani Confapi, commentando la proroga del blocco dei licenziamenti a marzo 2021 in un’intervista concessa all’Adnkronos. «Nel breve termine chi ci rimette sono ovviamente le imprese e poi i dipendenti privati che vedono comunque una riduzione significativa dello stipendio e un clamoroso ritardo nel pagamento, nel lungo periodo ci perdono invece i giovani che si vedranno dover pagare un conto davvero salato. Credo invece che tutti, indistintamente, compresi i dipendenti pubblici, i politici e i pensionati potrebbero, proporzionalmente ai tetti di reddito, contribuire in tal senso attraverso un contributo, così da ristabilire un’equità».


«Nei mesi primaverili ed estivi le aziende hanno adottato protocolli che hanno funzionato. A settembre cosa è cambiato? Non di certo i giovani che si trovano alla sera, ci sono sempre stati anche a luglio e agosto», sottolinea ancora Morello Ritter, commentando le nuove restrizioni previste dal governo per contenere l’epidemia di coronavirus. «O si interviene su scuola e trasporti o si fa finta di non capire dove sia veramente il problema. Ora si pensa di ridurre la capienza dei trasporti del 50%, ma sarà necessario capire quali saranno le risorse messe in campo per permettere alle persone di andare a lavorare. Il governo se la prende con i giovani e la “movida” ma le scene degli autobus e tram affollati ci fanno capire che la faccenda è diversa e più complicata. Appena è emerso il problema della pandemia di Covid-19 mi sono chiesto perché nessuno avesse previsto un piano di emergenza per affrontare questa e potenziali situazioni simili e come mai ci si fosse “improvvisati” solo all’ultimo. Credevo che la lezione l’avessimo imparata. Eppure, sembra illogico, ma nonostante l’esperienza pregressa ancora una volta nessuno ha previsto un piano per fronteggiare la seconda ondata. Incredibile. Mi limito a soffermarmi su un paio di dati, di fonte Istat: nel 2019 circa 3 milioni di persone per i propri spostamenti hanno usato tram, autobus e filobus tutti i giorni e altrettante lo hanno fatto più volte alla settimana. E ancora: il 60% degli occupati, nel 2019, è uscito ogni mattina di casa tra le ore 7.00 e le ore 8.00. Il 70% degli studenti tra le 7.30 e le 8.00. Secondo voi dove sono gli assembramenti?».
Morello Ritter amplia poi la sua riflessione affrontando il capitolo degli interventi fondamentali che il governo dovrebbe portare avanti nella manovra di bilancio. «Il problema della manovra è chiaro. Sin qui siamo andati avanti a sussidi a pioggia, e con poco spazio alle riforme. Cito un esempio: la riduzione del costo dei contributi dei lavoratori per le imprese al Sud è tanto costosa quanto poco impattante. Per finanziarla si spendono 13 miliardi, mentre le aziende risparmiano – se va bene – il 10% del costo lordo del lavoratore. La vera riforma fiscale, invece, è stata posticipata. Si investe in trasporti e sanità, ma lo si fa in ritardo, visto e considerato che delle risorse ne abbiamo bisogno ora e non tra diversi
mesi. E se è positivo aver ridotto la contribuzione per le assunzioni di Under 35 per tre anni, stante il tasso di disoccupazione giovanile, allo stesso tempo c’è un problema che rimane e che è sempre lo stesso. Questo: se non ci sono imprese non c’è lavoro. Se le imprese chiudono, si perde il lavoro. E se le imprese non aprono è uguale, soprattutto quelle di giovani. In Italia nei primi 9 mesi del 2020 hanno aperto la metà delle imprese giovanili rispetto al 2015. Parliamo di circa 60.000 imprese in meno e di 280.000 posti di lavoro mancati. Vi basta?». Il presidente dei Giovani Imprenditori Confapi commenta poi il Decreto Ristori, in attesa del decreto bis. «I danni arrecati alle imprese sono incalcolabili. Investimenti fatti, magazzini pieni, costi fissi incredibili già affrontati. Ora si stanziano 6,8 miliardi a ristoro, destinati agli aiuti alle imprese colpite da questo DPCM. Ma non sarebbe stato più intelligente investirli prima in interventi preventivi? Con gli stessi soldi investiti, nel trasporto pubblico avremmo potuto fornire una media di 200 autobus elettrici a provincia. O pagare per un anno le assunzioni di 200.000 persone con compiti di prevenzione Covid, in assistenza a scuole e imprese. Siamo ancora in tempo per investire lì dove è giusto e necessario farlo, ovvero la scuola e il trasporto pubblico. Ma bisogna fare in fretta».