Confapi Padova: “Pmi, fatturato e ordinativi vanno ancora giù, ma le aziende continuano a lottare”

Padova 4 novembre 2020 – Fabbrica Padova, centro studi dell’Associazione, ha interpellato un panel selezionato di 100 imprenditori del settore manifatturiero: per il 76% il fatturato del 2020 calerà rispetto al 2019 e tuttavia solo il 2% ha ritardato i pagamenti ai fornitori in modo significativo. Il 15% sta utilizzando lo smart working, il 33% ha svolto o svolgerà attività diagnostica fra i dipendenti. Il presidente Carlo Valerio: «La sola idea di un secondo lockdown fa tremare le vene dei polsi». Il commento del professor Pugliese (Università di Padova): «Speravamo in un ciclo economico a “V”, non sarà così».
Se la speranza era che quella che il ciclo economico seguisse una curva a “V” e, dopo una repentina discesa, si registrasse un altrettanto rapida risalita, la voce degli imprenditori oggi dice che non sarà così e, tuttavia, chiarisce anche che, nonostante le difficoltà, non c’è alcuna voglia di arrendersi. Il 61% delle Pmi del sistema manifatturiero padovano denuncia un calo del fatturato nel terzo trimestre dell’anno, mentre addirittura il 76% prevede che il 2020 si chiuderà con un saldo negativo rispetto al 2019 (e per 24 su 100 il calo sarà consistente, oltre il 25% del proprio fatturato). Tendenza analoga per quanto riguarda il portafoglio ordini, con un peggioramento nel confronto col terzo trimestre dello scorso anno (il 63% delle aziende denuncia un calo rispetto al primo trimestre 2019) e previsioni fosche sull’intero 2020 (il 69% degli interpellati prevede un segno meno). E tuttavia è significativo notare che solo 20 su 100 stanno attualmente facendo ricorso agli ammortizzatori sociali, che solo il 15% delle aziende ha dovuto fare i conti con ritardi significativi nei pagamenti dai propri clienti, che solo il 2% a sua volta li ha ritardati in misura significativa nei confronti dei propri fornitori e che il 50% ha proseguito nel suo programma di assunzioni nel 2020. Emblematico poi che gli imprenditori avvertano come principale minaccia per il prossimo futuro vecchi nemici come “pressione fiscale e costo del lavoro” (il 61% indica questa voce come il primo pericolo del prossimo biennio) e “burocrazia asfissiante” (20%), più ancora del riacutizzarsi dell’emergenza Covid-19 (13%).


Sono alcuni risultati della seconda indagine statistica congiunturale realizzata da Fabbrica Padova, centro studi di Confapi, attraverso domande dirette agli imprenditori. L’indagine ha coinvolto un campione di 100 aziende selezionate nel settore manifatturiero, in larga parte (65%) con un fatturato inferiore ai 5 milioni di euro e con meno di 25 addetti (60%). L’obiettivo è stato appunto quello di comprendere quali sono e saranno gli effetti della pandemia sulle imprese padovane, anche andando a indagare su aspetti sinora poco presenti nei rilievi statistici. Ad esempio, come si sono comportate riguardo allo smart working? Ebbene, il 15% lo sta attualmente utilizzando, ed è significativo che il 78% ne abbia un’esperienza nel complesso negativa (41 su 100 non prevedono di farvi ricorso, 37 hanno utilizzato lo strumento ma ritengono non faccia per la propria azienda). E riguardo alla sanificazione delle strutture? 33 su 100 la svolgono quotidianamente, 56 settimanalmente, 11 mensilmente. Nel 73% dei casi la gestione dei turni di lavoro è rimasta invariata e per l’82% degli interpellati spese di sanificazione e gestione dei turni incidono “poco o nulla” sul bilancio. E per quanto concerne gli strumenti assicurativi nei confronti dei propri dipendenti? Ebbene, il 48% ne ha una percezione di utilità (somma del 15% che li ha già sottoscritti e del 33% che sta valutando di farlo). E l’attività diagnostica (tamponi e test sierologici) sempre nei confronti dei propri dipendenti? Qui la percezione di utilità è al 33% (il 20% l’ha svolta, il 13% ha in programma di svolgerla).
Infine il “termometro politico”, ovvero il giudizio complessivo rispetto alla gestione dell’emergenza sanitaria e alle misure di supporto predisposte da Governo e Regione Veneto. Un aspetto, questo, da cui emerge un verdetto inequivocabile: per il 73% degli intervistati le misure destinate alle imprese dal governo Conte (Dl Cura Italia, Rilancio, Semplificazione e Agosto) sono insufficienti (e su una scala da 1 a 10 la media voto è 4,2), mentre in 62 su 100 sarebbero favorevoli a ricorrere a Mes e Recovery Fund anche a costo di contrarre maggior debito. Allargando il quadro a due altri provvedimenti simbolo dell’ultimo biennio, gli imprenditori bocciano categoricamente il reddito di cittadinanza (96 su 100 lo condannano, voto medio alla misura 1,98), mentre si dividono su Quota 100 (54 contrari, 46 favorevoli, voto medio da 1 a 10: 5,28). Al contrario, è alta la fiducia per la nuova Giunta Zaia: il 72% degli interpellati ritiene possa rendere più competitivo il territorio, contro un 28% che non crede possa avere alcuna influenza (ma nessuno la ritiene “una minaccia”, terza opzione data fra le risposte possibili). Stupisce di più quanto il tema dell’autonomia “scaldi” solo sino a un certo punto: in una scala da 1 a 10, in 26 su 100 indicano che la sua attuazione debba essere la priorità assoluta del governo regionale, in 58 la giudicano tra le prime 4 priorità, in 24 la piazzano agli ultimi 4 posti.

Carlo Valerio
Carlo Valerio

«Le previsioni sono fosche ma noi non vogliamo perdere la fiducia nel futuro», commenta il presidente di Confapi Padova Carlo Valerio. «I risultati emersi dalla nostra indagine sono per molti versi allarmanti e tuttavia voglio soffermarmi su come il 74% degli imprenditori non abbia voluto ritardare in alcuna misura i pagamenti ai fornitori, percentuale che sale al 98% se si considera chi è stato costretto a ritardarli in modo marginale: dato che definisce lo spirito sostanzialmente solidaristico dell’impresa padovana. Altro dato che colpisce: solo 2 imprese su 10 oggi stanno facendo ricorso agli ammortizzatori sociali e, faccio notare, li hanno adottati dopo aver prima utilizzato tutti gli altri strumenti a disposizione, come ferie e permessi, per non ridurre gli stipendi dei lavoratori. Una percentuale bassa, che dimostra come le nostre imprese non solo siano animate dalla voglia di lottare, ma abbiano la possibilità di farlo, se sarà loro consentito. In questo quadro, la sola idea di un secondo lockdown generale fa tremare le vene dei polsi. Quello che serve, al contrario, è che il Governo assecondi questa pulsione favorendo gli investimenti e abbandonando quelli “a pioggia”, e fuori tempo massimo, che hanno caratterizzato i suoi principali provvedimenti. Piuttosto servono una cabina di regia centralizzata e azioni concrete che fungano da volano e da moltiplicatore nello sviluppo e nella crescita. Possenti investimenti in ricerca e competenze, con un piano straordinario nazionale di formazione focalizzato sull’acquisizione di abilità digitali». Confapi ha chiesto un commento all’indagine al professor Amedeo Pugliese, docente di Economia Aziendale all’Università degli Studi di Padova (in allegato la versione ampia della sua disamina, quello che segue è un estratto): «La progressiva riapertura delle attività imprenditoriali a inizio giugno e il netto declino nella curva dei contagi avevano alimentato le speranze di un ciclo economico a ‘V’: vale a dire con rapidissima discesa in un periodo molto breve – che si è verificata – e una rapida risalita nel periodo immediatamente successivo. Purtroppo, la risalita rapida non si è manifestata con la forza auspicata. Il dato fa il paio con l’evoluzione della pandemia a cui stiamo assistendo in questo periodo: l’emergenza sanitaria non si può considerare esaurita e ci saranno ripercussioni prevedibili sulle attività economiche», sottolinea il professor Pugliese. «Nel complesso, l’indagine statistica congiunturale di Fabbrica Padova offre una serie di spunti importanti per “quantificare” la gravità della crisi in un trimestre relativamente privo di restrizioni alla mobilità delle persone e alle attività delle imprese. L’attesa di una ripresa rapida e consolidata non si è concretizzata e comincia a profilarsi una differenziazione tra imprenditori che riconoscono la crisi, rispondono e utilizzano gli strumenti disponibili per trasformarsi, e le imprese che preferiscono attendere un ritorno alla normalità che al momento appare incerto e lontano».