“Timidi segnali di ripresa”

di Francesca Pizzo*

I timidi segnali di ripresa del sistema economico di Padova e Rovigo sono legati alle misure straordinarie messe in campo dal governo, ma vanno letti alla luce di altri indicatori che preoccupano per la capacità delle aziende di reagire alla crisi in atto. Le 12.500 assunzioni in meno registrate a Padova e 2.500 a Rovigo dall’inizio dell’anno alla fine di luglio, sono state fino ad ora compensate da un saldo sul quale incide il blocco dei licenziamenti e l’estensione della cassa integrazione. Le contraddizioni di questo periodo di forte incertezza sono all’ordine del giorno. Si va dalla crisi profonda di un intero settore, trainante per l’economia locale come quello turistico, che conta 2.000 lavoratori, all’apertura di Amazon.
I dati diffusi dall’Inps sul ricorso agli ammortizzatori sociali vedono il Veneto al secondo posto in Italia per numero di ore di cassa integrazione legate all’emergenza Covid, pari a 56,6 milioni. Preoccupano i 6 milioni di ore di cassa in deroga, soprattutto alla luce dei dati Istat diffusi nei giorni scorso sulla reazione delle imprese venete alle conseguenze del lockdown. E preoccupa quell’1,4% di aziende venete che ritiene di non riprendere l’attività, quel 41,5% il cui fatturato è stato dimezzato e quel 12,6 che non ha conseguito fatturato. Ma preoccupa soprattutto quel 15% di imprese che, per reagire alla crisi di liquidità, ha scelto di annullare i piani di investimento, che si tradurrà inevitabilmente in mancate assunzioni e perdita di competitività sul piano dell’innovazione, mentre un 9,2% di imprese ha già sostanzialmente ridotto il numero dei dipendenti.
Vanno quindi fatti investimenti mirati su Padova e Rovigo, frutto di un’analisi puntuale condivisa da organizzazioni sindacali, datoriali e istituzioni, che devono fare squadra soprattutto in un momento così delicato. Un momento in cui sarà necessario agire rapidamente con proposte che valorizzino un mercato del lavoro, scarso già prima della pandemia di proposte di mobilità intersettoriale.
E’ positiva l’attenzione alle misure per contrastare la diffusione dei contagi, adottate dalla quasi totalità delle imprese, che hanno sanificato gli ambienti e nella maggior parte dei casi hanno adeguato gli spazi di lavoro per garantire il distanziamento necessario. Ma questo comporta una riorganizzazione dell’attività, con piani ferie e turni sulla base di modalità lavorative profondamente mutate, sulle quali è indispensabile avviare fin d’ora nuove politiche di contrattazione decentrata che coinvolgano le organizzazioni sindacali, le associazioni di categoria e le istituzioni.
Un’attenzione particolare va riservata ai settori del commercio e servizi, turistici in particolare, per i quali lo stato di difficoltà non accenna a diminuire ed è più frequente il ricorso alla cassa in deroga e al fondo di solidarietà, come confermano i dati Inps. E’ necessario aprire un confronto anche a livello locale perché le conseguenze delle difficoltà attuali non ricadano esclusivamente sui lavoratori e non si traducano in perdita di occupazione e quindi in una crisi economica e sociale dalle conseguenze imprevedibili.
*Segretaria organizzativa della Cisl Padova Rovigo
con delega al mercato del lavoro