Pesca e acquacoltura. Leva pubblica per 35 milioni di euro

Venezia 28 agosto 2020 – “Questa amministrazione ha investito negli anni milioni per la vivificazione delle lagune e in particolare per il comprensorio ittico del Delta del Po”. Lo ribadisce l’assessore regionale alla pesca, replicando a distanza alla visita del candidato presidente del centro sinistra ai pescatori della lagune di Scardovari.
“Agli interventi strutturali per oltre 3,2 milioni di euro di dragaggio dei fondali della rete di canali sublagunari posti in prossimità delle bocche a mare o di consolidamento manufatti idraulici che regolano gli scambi idrici tra laguna ed esterno eseguiti nella sacca di Scardovari, nella laguna di Barbamarco e in quella di Caleri, vanno aggiunti i contributi straordinari alle imprese e ai consorzi polesani dell’acquacoltura per mitigare le perdite causate dall’anomala morìa di vongole che si è verificata tra gennaio e marzo, nonchè gli investimenti sui programmi per la promozione dei prodotti sui mercati nazionali e internazionali e a favore dei centri ittici. L’acquacoltura è il vero ‘oro’ del Delta e va valorizzato in ogni modo, soprattutto proteggendo l’habitat naturale”, ricorda l’assessore.
La leva pubblica azionata in questa legislatura a sostegno delle imprese ittiche del Veneto – ricorda l’assessore – supera i 35 milioni di euro tra premi a fondo perduto, risorse per progetti di investimento e partecipazione a progetti europei di ricerca e innovazione, come Dory e Adri-Smartfish.
“Un impegno che continua anche in questi giorni – annuncia il rappresentante della Giunta veneta – con l’ormai imminente pubblicazione sul Bur del bando che offrirà una ulteriore possibilità di ristoro alla flotta dei pescherecci veneti delle acque interne e lagunari, ai relativi centri ittici e alle imprese dell’acquacoltura penalizzate dall’emergenza Covid: è infatti in arrivo un bonus straordinario di un milione di euro, da assegnare alle imprese ittiche in proporzione al numero di barche e di operatori, a parziale ristoro dei danni subiti a causa del lockdown. L’attività dei circa 700 pescherecci della ‘flotta veneta’ e quella delle 1360 imprese di allevamento e acquacoltura nelle valli da pesca e nelle acque lagunari sono i due caposaldi dell’economia costiera del Veneto, che la Regione intende preservare e sostenere con determinazione”.