Patto per l’Export, Confindustria Vicenza: “C’era la necessità di un piano organico. Bel segnale dalla Farnesina, ora attendiamo i fatti”.

Il Ministro degli Affari Esteri Luigi Di Maio ha promosso e presentato lo scorso 8 giugno il cosiddetto “Patto per l’Export”, un ambizioso tentativo di reagire alla crisi del Coronavirus sul fronte dei mercati internazionali e rilanciare il Made in Italy.
“Che ci fosse bisogno di un progetto organico, del Sistema Paese, per dire al mondo che le nostre aziende ci sono… beh, non avevamo alcun minimo dubbio – commenta Remo Pedon, Vicepresidente di Confindustria Vicenza con delega ai Mercati Esteri -, anzi, lo abbiamo sollecitato più volte attraverso i canali istituzionali e ora, finalmente, è arrivato il momento di fare davvero qualcosa”.


Vicenza viene da un anno, il 2019, in cui il commercio estero ha fatto segnare un +2.7%, arrivando a toccare un totale di 18,45 miliardi di euro di export. “Abbiamo rafforzato la nostra posizione di capitale italiana dell’export – prosegue Pedon – visto che come valore pro capite di merce esportata abbiamo espresso un dato di gran lunga più alto rispetto alle due province che, in valore assoluto, esportano più di noi: Torino e Milano. Anzi, rispetto al 2018, quando esportavamo quasi 1,7 miliardi meno di Torino, ora ci siamo avvicinati a soli 55 milioni di differenza. Ecco, dobbiamo pensare di lavorare e trasformare il nostro lavoro in modo da tornare a viaggiare su numeri di questo genere, almeno nel medio termine. Quindi, data la robusta dotazione economica che supporta questo Patto, la prima reazione non può che essere positiva perché vi è una concreta presa d’atto di quanto sia strategico per l’economia italiana il commercio estero”.
In occasione della precedente crisi, quella finanziaria del 2008, l’export è stato l’unica voce costantemente attiva dell’economia italiana, quella che ha permesso a molte province di recuperare i fondamentali economici pre-crack Lehman Brothers. Per Vicenza poi, vista la sua vocazione esportativa, la notizia è doppiamente positiva.
“Come sempre, attendiamo che agli annunci seguano i fatti – precisa il Vicepresidente di Confindustria Vicenza – e speriamo che gli obiettivi del Patto si possano integrare anche con le soluzioni che andremo a proporre ad una serie di problematiche che le nostre PMI esportatrici ci stanno segnalando. Nelle scorse settimane abbiamo sentito l’opinione delle nostre sezioni merceologiche, proprio per ragionare sui problemi causati al nostro export dal Coronavirus. A parte il tema della liquidità, le preoccupazioni principali riguardano le trasferte, il protezionismo dei mercati, temi che vedo marginalmente toccati dal Patto”.
Per quanto riguarda il breve termine, comunque, per le aziende vicentine il punto principale è molto chiaro: “Che si risolva il problema delle trasferte – afferma Pedon -. Non poter viaggiare è una iattura per chi ha cantieri, macchinari da installare ma anche per i commerciali delle nostre imprese. Sono necessarie regole certe ed eguali per tutti i mercati; da tempo abbiamo chiesto di studiare forme di passaporto sanitario per chi viaggia per lavoro, convenzionando, se del caso, laboratori di analisi e strutture ospedaliere. Poi c’è la questione del possibile inasprimento del protezionismo e dei dazi: “L’auspicio è quello di un rafforzamento degli accordi commerciali internazionali, come quello appena ratificato tra UE e Vietnam, ma anche quello vedere istituiti dei servizi che possano aiutare le nostre PMI a lavorare nella consapevolezza e nel rispetto degli standard normativi sempre più complicati ed onerosi”.
In merito al rapporto tra l’industria esportatrice e la Farnesina, il Vicepresidente di Confindustria Vicenza fa appello, più che a formule precostituite, ad un metodo di condivisione tra politica e imprese: “La prudenza è doverosa, ma il segnale rappresentato dal Patto per l’Export è positivo come anche il metodo adottato: l’ascolto di quanto proposto dalle categorie interessate, in primis Confindustria, certamente l’Associazione che rappresenta la maggior parte delle esportazioni Made in Italy. Speriamo sia un ascolto convinto e duraturo visto che abbiamo anche la fortuna di avere una collega vicentina, Barbara Beltrame Giacomello, alla guida dell’internazionalizzazione di Confindustria nazionale”.