Le 4mila aziende padovane della moda, con 120 mila addetti, alle prese con negozi chiusi e rischio rating bancario negativo

La preoccupazione è a 360 gradi. Perchè nel settore moda non ci sono solo i negozi chiusi con tutta la merce primaverile ed estiva invenduta, ma anche perchè, tra qualche giorno, ci saranno le prime scadenze dei pagamenti che saranno difficili da onorare.
“E questo – commenta Riccardo Capitanio, presidente di Federmoda Ascom Confcommercio Padova – potrebbe essere il pericolo maggiore perchè se non ci sarà un intervento del governo per una sorta di congelamento dei debiti con i fornitori per le scadenze di marzo e aprile, potrebbe succedere che al danno si aggiunga la beffa di una segnalazione sulle banche dati creditizie per ricevute bancarie non pagate e altri debiti non onorati. E noi non possiamo permetterci che il rating delle nostre aziende venga compromesso non per nostra volontà ma per cause di forza maggiore”.

Ci sono dunque difficoltà in prospettiva, ma ce ne sono di più nell’immediato. “Già prima della chiusura forzata – continua Capitanio – stavamo facendo i conti con un mercato negativo pesantissimo che adesso non so nemmeno più come definire. Marzo poi era un mese che, stante il cambio di stagione, produceva il 15 per cento del fatturato annuo. Il quadro è deprimente: abbiamo tutti i dipendenti della filiera a casa e sempre da casa i titolari stanno gestendo cassintegrazioni, merce che arriva comunque, ordini per l’inverno prossimo, forniture energetiche, senza contare i pesantissimi canoni d’affitto e gli ancor più pesanti affitti di ramo d’azienda”.
Questioni non marginali sia quella degli affitti per la quale il presidente di Confcommercio Veneto e dell’Ascom di Padova, Patrizio Bertin, è impegnato a tutti i livelli istituzionali, sia quella dell’affitto del ramo d’azienda, che non è presente nel decreto che permette un credito d’imposta del 60% sugli affitti di negozi e botteghe, ma lascia scoperto un contratto più complesso e più oneroso.
“E’ vero che rischiamo di farci la guerra tra poveri – aggiunge – ma vengono citati ristoranti, musei, teatri, ecc., ma il retail dell’abbigliamento sembra non interessi a nessuno. Eppure, solo in provincia di Padova, ci sono 4mila imprese (delle quali 1500 sono individuali) e 12mila addetti che avranno serie difficoltà se l’emergenza dovesse protrarsi per mesi. Già con uno stop fino al 15 aprile stimiamo una perdita del 30% che diventerebbe del 36% (ma credo di essere ottimista) se si slittasse di un altro mese”.
Conseguenza inevitabile: la chiusura, con perdita di posti di lavoro, di quei negozi che già prima del coronavirus non viaggiavano in buone acque.

“Però non possiamo arrenderci – conclude il presidente di Federmoda Ascom Confcommercio Padova – e questa sarà l’ennesima prova, dopo la crisi del 2008, che ci porterà a modificare e a ripensare il mercato della distribuzione moda. Nel frattempo però stiamo valutando se lo spostamento dei saldi estivi potrà servire per far riprendere la filiera ed in ogni caso, grazie all’Ascom, stiamo riorganizzando la nostra formazione gratuita da fisica a virtuale. Dobbiamo usare il nostro tempo per elaborare la crisi, fare squadra e prepararci a quello che verrà. Questo non è il momento per isolarci ma è il momento di diventare da concorrenti a compagni di squadra”.